Gli Istituti Secolari

Sorti all’inizio del secolo scorso, gli istituti secolari rappresentano una forma di consacrazione nuova e originale, suggerita dallo Spirito Santo nella Chiesa nel nostro tempo. Hanno avuto il riconoscimento ufficiale nel 1947 e sono entrati a pieno titolo nel nuovo Codice di Diritto Canonico nel 1983. Essi si caratterizzano in: laicali (maschili e femminili) e sacerdotali (o presbiterali).

I loro membri intendono vivere la consacrazione a Dio partendo dalla tipicit�� del valore secolare che li colloca nel mondo in ogni sua espressione e quindi anche nel contesto delle strutture temporali, sino a spendersi con rischio e responsabilità, per essere lievito di sapienza e testimoni di grazia all’interno della vita culturale, economica e politica.

Se ci chiediamo quale sia stata l’anima di ogni Istituto Secolare, che ha ispirato la sua nascita e il suo sviluppo, dobbiamo rispondere: è stata l’ansia profonda di una sintesi; è stato l’anelito alla affermazione simultanea di due caratteristiche: 1) la piena consacrazione della vita secondo i consigli evangelici e 2) la piena responsabilità di una presenza e di una azione trasformatrice al di dentro del mondo, per plasmarlo, perfezionarlo e santificarlo.

(Paolo VI nel XXV anniversario della Provida Mater Ecclesia, 2 febbraio 1972)

Consacrazione e  secolarità sono gli elementi costitutivi inseparabili, che caratterizzano la vocazione propria e la specificità degli Istituti secolari.

“Secolarità” indica la vostra inserzione nel mondo. […] Essere nel mondo, cioè essere impegnati nei valori secolari, è il vostro modo di essere Chiesa e di renderla presente, di salvarvi e di annunziare la salvezza. La vostra condizione esistenziale e sociologica diventa vostra realtà teologica, è la vostra via per realizzare e testimoniare la salvezza.

(Paolo VI Ai responsabili Generali degli IS, 20 settembre 1972)

A rendere il vostro inserimento nelle vicende umane luogo teologico è, infatti, il mistero dell’Incarnazione.

(Benedetto XVI Ai partecipanti alla conferenza mondiale degli istituti secolari, 3 febbraio 2007)

“Consacrazione” indica invece l’intima e segreta struttura portante del vostro essere e del vostro agire. […] La consacrazione battesimale è stata ulteriormente radicalizzata in seguito ad una accresciuta esigenza di amore, suscitata in voi dallo Spirito Santo […]

(Paolo VI Ai responsabili Generali degli IS, 20 settembre 1972)

Vivendo nel mondo come consacrati, attraverso la professione dei consigli evangelici,  i membri degli I. S. tendono alla perfezione della carità e si impegnano per la santificazione del mondo, soprattutto operando all’interno di esso (Ca. 710)

Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell’economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale.

(Paolo VI Una Presenza viva al servizio del mondo e della Chiesa, 25 agosto 1976)

La loro povertà dice al mondo che si può vivere tra i beni temporali e si può usare dei mezzi della civiltà e del progresso, senza farsi schiavi di nessuno di essi; la loro castità dice al mondo che si può amare con il disinteresse e l’inesauribilità che attinge al cuore di Dio, e ci si può dedicare gioiosamente a tutti senza legarsi a nessuno, avendo cura soprattutto dei più abbandonati; la loro ubbidienza dice al mondo che si può essere felici pur senza fermarsi in una comoda scelta personale, ma restando pienamente disponibili alla volontà di Dio, come appare dalla vita quotidiana, dai segni dei tempi e dalle esigenze di salvezza del mondo di oggi.

(Paolo VI nel XXV° anniversario della Provida Mater Ecclesia, 2 febbraio 1972)

La secolarit�� consacrata, elemento specifico degli IS,  impegna  i propri membri

  • a vivere nel loro proprio ambiente, ecclesiale e sociale per  essere il fermento, modesto ma efficace, che agendo ovunque e sempre, e immerso in tutte le classi di cittadini, dalle più modeste alle più elevate, si sforza di raggiungerle e di impregnarle tutte e ciascuna con l’esempio e in ogni modo fino ad informare la massa intera così che essa sia tutta fermentata e trasformata nel Cristo. (Motu proprio Primo feliciter, Introduzione).
  • a essere presenti nel mondo, sapersi responsabili per servirlo, per configurarlo secondo Dio in un ordine più giusto e umano, per santificarlo dal di dentro; (Paolo VI nel XXV° anniversario della Provida Mater Ecclesia, 2 febbraio 1972)
  • a prendere sul serio l’ordine naturale, il suo “spessore ontologico”, tentando di leggere in esso il disegno liberamente perseguito da Dio;
  • a cercare, alla luce della fede, le soluzioni adeguate ai problemi pratici che emergono poco per volta, consapevoli che spesso non si potranno raggiungere se non correndo il rischio di soluzioni solo probabili, (Giovanni Paolo II  Discorso rivolto al II° Congresso internazionale degli Istituti Secolari, 28 agosto1980)

Proprio per la specificità della loro vocazione, in genere, i membri degli IS non vivono in comunità, ma rimangono inseriti nel loro ambiente familiare ed ecclesiale, svolgendo normalmente le loro professioni e attività “secolari”. Tuttavia, pur non vivendo in comunità,  alimentano nel loro spirito un vivo senso della comunione, che li fa sentire appartenenti con i propri fratelli di ideale, ad una vera e propria comunità.

Ciascun Istituto promuove la crescita dei suoi membri nello spirito della fraternità evangelica attraverso un ricco pluralismo di forme e secondo la spiritualità propria.